San Giorgio, santo di cristiani e musulmani

 

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Cagliari. In occasione della presentazione di un libro-diario sulla Palestina, opera di Gianluca Solera, ho avuto modo di scoprire che la venerazione per san Giorgio in Terra Santa è condivisa sia dai fedeli cristiani (cattolici e ortodossi), sia dai musulmani. Finalmente, ho pensato, un aspetto che lega e unisce, invece che dividere o distinguere. La particolare spiritualità che si vive nei luoghi santi ha dato vita a una comunanza nella fede difficile anche solo a pensarsi, per chi come noi riceve gli echi dell’odio e della guerra che straziano le popolazioni della Palestina storica.

Ad assegnare un valore ancor più ampio al culto di San Giorgio, è il fatto che fosse turco di nascita e di madre palestinese, e che lottò per liberare Beirut (sic!) dalle angherie di un drago che teneva sotto assedio la città divorandone i giovani. San Giorgio, alto ufficiale dell’esercito romano, riuscì a sconfiggerlo grazie al suo coraggio, ma soprattutto grazie alla fede in Cristo. Proprio la conversione, a cui fecero seguito la liberazione degli schiavi e la donazione dei suoi beni agli indigenti, fu causa delle persecuzioni che subì ad opera dei Romani di Diocleziano, che finirono per torturarlo e decapitarlo a Nicomedia, il 23 aprile del 303. La fede, infatti, unisce al di là della provenienza geografica, al di là della nazionalità delle persone, innestando nuovi e più universali legami tra i credenti.

Il martire Giorgio fu così apprezzato per la generosità e la forza morale cui improntò la sua vita, che a partire dal XII secolo gli inglesi lo riconobbero Santo Patrono nazionale, adottandone il drappo caratterizzato da una croce rossa su sfondo bianco.

Sebbene San Giorgio visse circa quattro secoli prima della nascita dell’islam, la sua fama in Palestina era sempre viva nel VII secolo, tanto più che la sua salma fu portata al paese in cui era cresciuto, Lod (oggi Lydda, in territorio israeliano), e la sua tomba divenne presto meta di pellegrinaggio. Sopra la tomba del santo sorge oggi una chiesa ortodossa omonima, costruita a fianco di una moschea anch’essa dedicata a San Giorgio (al-Khadr) e Omar.

San Giorgio è noto presso gli arabi cristiani come al-Khadr (il “verde”). È il santo che porta l’acqua e la fertilità, che protegge dai mali e guarisce dalle infermità. In tutta la Palestina il 23 febbraio si festeggia la nascita di al-Khadr, in corrispondenza dei riti tradizionali di apertura della stagione primaverile e dei lavori nei campi, il che non è casuale, se si riflette anche sull’etimo di Giorgio, nome derivante dal greco che significa letteralmente “lavoratore dei campi”. San Giorgio è presente nella vita quotidiana dei cristiani palestinesi: il rumore del tuono ricorda il cavallo bianco del santo al galoppo; se cade il pane da tavola, è segno che San Giorgio vuol essere invitato a condividere la mensa; quando viene costruita una casa, si appone una lastra con un’immagine relativa alle storie del santo, allo stesso modo in cui i musulmani apporrebbero una lastra raffigurante la sacra Ka’bah sita a La Mecca. Per i musulmani, al-Khadr è il profeta Elia, citato nel Corano come guida suprema di Mosé nella via della saggezza (cf. Sura XVIII, La Caverna).

Quel che risulta più interessante, però, è la grande Festa in onore del santo che ha luogo annualmente, nel mese di maggio, nel villaggio di al-Khader, nel distretto di Betlemme. È una festa che accomuna musulmani e ortodossi, nelle offerte votive, nella preghiera e nel momento conviviale all’aperto, all’ombra degli ulivi. I fedeli cristiani giungono in processione da Betlemme e da altri centri vicini, portando al santo piccoli oggetti o offrendogli sacrifici animali (abitualmente agnelli) nel cortile della chiesa: il sangue dell’animale sacrificato viene conservato e portato via in ampolle, perché protegga il focolare domestico. I musulmani accolgono all’ingresso i pellegrini, offrono anch’essi in sacrificio un animale (in alcuni casi vivo, il che non è accettato dall’ortodossia islamica) e poi entrano in chiesa a pregare: vi è un quadro di San Giorgio posto in direzione de La Mecca che funge da qibla, ossia da “direzione” per la preghiera.

Un giorno di condivisione profonda che affonda le sue radici in secoli di rispetto reciproco e abitudine alla multireligiosità e multietnicità delle genti di una Terra santa culla di tante civiltà e ingiustamente, e per meri fini politici, abbandonata alla legge dell’arroganza e del predominio.

 

Arianna

 

 

 

 

~ di aripo su aprile 21, 2009.

Una Risposta to “San Giorgio, santo di cristiani e musulmani”

  1. Ciao Arianna
    ho scoperto per caso il tuo articolo: ti faccio i miei complimenti, é molto bello. Sono studentessa in Storia, sto’ lavorando sulla figura di san Giorgio, e non sapevo di questa venerazione anche presso i mussulmani. Se hai altre notizie tienimi al corrente.
    Ciao Loredana

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