Oltre la crisi, insieme. Presentazione del XXI Dossier Caritas-Migrantes
Il titolo che i redattori del Dossier Statistico 2011 hanno scelto per la XXI edizione del rapporto sull’immigrazione in Italia è significativo. L’auspicio è che la via del confronto e dell’interazione tra autoctoni ed immigrati prosegua anche e soprattutto in quest’epoca di crisi economica.
Gli immigrati regolari in Italia sono quasi 5 milioni, di cui due milioni lavorano e versano contributi all’INPS. Nell’ultimo anno si è registrato un aumento delle presenze pari a 335.000 unità, in linea con la crescita media dell’ultimo decennio che ha visto aumentare il numero di immigrati nel nostro Paese di circa 3 milioni. Alcuni dati importanti? 78.000 i nuovi nati da coppie straniere, 91.000 i ricongiungimenti familiari che hanno avuto luogo, 69.000 i visti per motivi di lavoro rilasciati a cittadini extraeuropei. Le donne, non è una novità, rappresentano il 51,8% del totale, i matrimoni misti sono stati nel 2010 ben 20.000, i minori stranieri sono quasi un milione! Numeri che descrivono una società che seppure a tratti poco incline al métissage, forse stenta a capire che stiamo vivendo un momento fondamentale a 150 anni dalla fondazione d’Italia: l’immigrazione è un fattore strutturale della nostra società, i nuovi italiani concorrono al bene del Paese e desiderano essere parte attiva del suo sviluppo futuro.
A livello nazionale, la comunità più numerosa è quella rumena (1 milione), seguita da quella albanese (482.000) e marocchina (452.000), cinese (209.000) e ucraina (200.000). I settori d’occupazione variano dall’assistenza familiare (23%), all’edilizia (16,7%), dalla ristorazione (9%) al commercio (8%).
I rifugiati sono 50.000 in Italia, 10.000 sono state le domande d’asilo inoltrate nel 2010. In tutta Europa si parla di 1.393.454 rifugiati, e di una mole di domande d’asilo pari a 850.000.
I dati regionali per la Sardegna ridimensionano queste cifre: su una popolazione di 1.675.000 abitanti, gli immigrati incidono sui sardi con una percentuale del 2,3%: troveremo, dunque, due stranieri ogni cento sardi. Il primato dei rumeni si conferma anche su scala regionale (9.899), con una forte concentrazione nel nord dell’isola; seguono però marocchini (4.420), cinesi (2.872) e senegalesi (2.787). Degli oltre 37.000 stranieri presenti in Sardegna, il 60% abita nelle province di Cagliari e di Olbia-Tempio. Le province meno interessate dal fenomeno sono l’Ogliastra e il Medio Campidano. L’età media degli stranieri è di 34,6 anni, leggermente più alta della media nazionale che si attesta sui 31, 8 anni.
Tra gli interventi di questa mattina, in occasione della presentazione del Dossier nel capoluogo sardo, a parte l’incisività del dott. Callia (redattore Dossier Caritas-Migrantes per la Sardegna) e la sensibilità dell’assessore provinciale alle Politiche Sociali dott.ssa Quaquero, che ha parlato di “costruzione del rispetto”, “superamento della sindrome dell’emergenza” e “presa di coscienza della dimensione internazionale e storica dei movimenti di popolazione”, citiamo l’intervento di Fosco Corradini (responsabile del CNA per le politiche di integrazione), che ha concluso con un vaticinio non so quanto preso sul serio, ma che abbraccio totalmente: “Di qui a due anni la Sardegna sarà a pieno titolo nel novero degli approdi dei migranti africani”. Insomma, quello che è successo nei primi mesi del 2010 e continua a succedere in Nord Africa (e più in generale ed in sordina, in Africa), avrà serie ripercussioni sulla nostra vita: prepariamoci!
Arianna Obinu
