2011: focus sugli sbarchi di harraga in Sardegna
A giudicare dalle pagine dell’attualità sarda, gli algerini che decidono di imbarcarsi da Annaba, città dell’est algerino, verso la Sardegna, non sono più attratti dalle nostre coste sud-occidentali. Quattro gli sbarchi tra gennaio e maggio, per un totale di una settantina di persone, due sbarchi appena durante l’estate, per un totale di 48 persone (45 uomini, una donna e due bambini) giunte in Sardegna il 14 agosto, e 25 giovani approdati il 13 settembre a Porto Pino, spiaggia del comune sulcitano di Sant’Anna Arresi. Le riflessioni immediate di fronte a tale dato sono le seguenti:
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i potenziali harraga algerini hanno scelto la Tunisia come porto di partenza, sull’onda della notizia del rilascio di permessi di soggiorno per motivi umanitari. Non è difficile intuire che, all’atto dell’identificazione dei giovani sbarcati a Lampedusa, possa sfuggire la distinzione tra un algerino dell’est e un tunisino, come del resto è avvenuto in Grecia, altra meta dei migranti irregolari algerini, pronti in quel contesto a dichiararsi palestinesi;
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l’Algeria, al riparo dai rivolgimenti sociali avvenuti negli altri Paesi a maggioranza arabo-islamica, sta forse vivendo una fase di ripresa e sta mettendo in atto politiche serie di contrasto ai problemi sociali che spingono i suoi giovani a cercare la fuga in Europa;
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la situazione sociale permane la stessa dei mesi addietro, ma lo Stato algerino, incoraggiato dall’UE, ha infine dispiegato le sue forze di polizia ottenendo il risultato di impedire ai propri connazionali di prendere il largo, svolgendo quel ruolo di “fossato” della “fortezza” tanto anelato dagli Stati membri dell’UE.
La prima riflessione appare plausibile, ma non riscontrabile, se non informalmente tramite interviste privilegiate con i gli stessi harraga o con gli addetti all’accoglienza dei presunti profughi. Una rapida analisi della stampa algerina esclude la validità della seconda riflessione, ritenendola un’opzione irreale visto lo status quo. La terza riflessione è avvalorata dalla cronaca riportata sui principali quotidiani locali: la guardia costiera algerina nell’ultimo biennio ha frenato numerosissimi harraga che avevano preso il largo, con un calo degli sbarchi nel 2010 del 75% secondo l’ambasciatore italiano ad Algeri.
D’altro canto, le espulsioni di algerini dall’Europa sono diminuite rispetto al passato: la Spagna, al primo posto per le espulsioni di algerini, nel primo semestre del 2011 ne ha registrate 215, contro le 609 dell’anno passato e le 798 del 2009. Secondo una fonte ufficiale del Segretariato di Stato che segue la Comunità algerina all’estero, oltre 2000 algerini sarebbero stati arrestati da unità della Marina europee nel tentativo di raggiungere le coste spagnole o italiane, mentre 4536 sarebbero stati gli arresti in mare di harraga effettuati dalla Guardia Costiera algerina.
Fatto sta che il 2011 sulla stampa algerina rappresenta un altro anno di drammatici avvenimenti su quest’autostrada del mare. La rotta migratoria in questione non è stata accantonata, bensì permane in piena attività, anche se noi, dalla sponda Nord, non ne siamo a conoscenza, a causa della diffusa opinione che non sia un problema di nostra pertinenza finché i barconi non si materializzano all’orizzonte.
Resta da verificare, infine, se le partenze continuano ad essere ascrivibili al dominio dell’autonomia nell’organizzazione e nella realizzazione del viaggio per mare, o se, al contrario, una rete di trafficanti, i cosiddetti “smugglers”, abbia in mano la gestione della harga (migrazione clandestina)verso l’isola. Pare realistico pensare ad una trasformazione delle dinamiche migratorie Annaba – Sardegna, il che aggraverebbe i rischi corsi dai giovani algerini e li esporrebbe ai ricatti di criminali senza scrupoli.
Arianna Obinu

