Grecia. Muro anti-migranti lungo il confine turco.

Solo tre anni fa, in questo periodo, l’emergenza sbarchi nelle coste sud occidentali sarde allarmava enti locali e forze dell’ordine coinvolte nelle operazioni di salvataggio e fermo degli stranieri irregolarmente giunti  sull’isola. I dati ufficiali, confermati anche dall’ambasciatore italiano ad Algeri, esprimono un netto calo delle partenze sulla rotta migratoria Algeria – Sardegna. Le misure di controllo sono state così efficienti da limitare i viaggi dei giovani harragas? Ebbene, osservando meglio vedremmo che i candidati al sogno europeo ed i migranti irregolari sperimentano nuove strade, affatto persuasi che la cosa migliore sia restare nel proprio Paese. Così, se prendessimo una carta geografica dell’Europa con il proposito ardente di voler raggiungere il vecchio continente a partire dal Nord Africa, avremmo di fronte diverse alternative, ed altre ce ne verrebbero proposte dagli zelanti trafficanti di esseri umani che alle spalle della disperazione altrui lucrano spesso impunemente. In autunno, la rotta presa di mira è stata quella che dalle coste turche porta in Grecia. Atene lamenta che attraverso il suo territorio penetra nei confini dell’Unione Europea l’80% dei migranti irregolari. Dal 2008 sono stati 128.000 i migranti di passaggio nel corridoio greco. La vicina frontiera bulgara è meno battuta, poiché è risaputo tra le genti in cammino che la polizia locale è oltremisura severa. Negli ultimi nove mesi si è registrato un aumento del numero di irregolari pari al 369%, ed è stato necessario l’intervento sussidiario delle truppe specializzate dell’agenzia europea Frontex per arginare l’afflusso continuo di migranti. Non sono cittadini turchi a tentare il passaggio ad ovest, ma afghani in maggioranza, algerini e nord africani, pakistani. Se intercettati dalla guardia costiera, gli arabofoni dissimulano la propria identità dichiarandosi profughi palestinesi. Poi, basta aggirarsi per le vie di Atene per avvertire la presenza di una vera colonia algerina, in attesa di cogliere la possibilità per lasciare al-Yunàn (Grecia, in arabo), per la Germania, la Francia o l’Italia. Messa in ginocchio dalla crisi economica e dalle rivolte sociali, la Grecia ha denunciato all’inizio del nuovo anno di essere al collasso, di aver superato il limite dell’accoglienza agli stranieri. Il Ministro dell’Ordine Pubblico Christos Papoutsis ha annunciato, pertanto, la costruzione di un muro difensivo dotato di  sorveglianza radar, che dovrebbe sorgere al confine con la Turchia, lungo il varco di Evros. Lunga 12,5 km, questa nuova barriera non coprirebbe nemmeno un decimo del tratto di confine greco – turco: risulta palese lo spreco di milioni di euro per un’opera fallace, incapace di risolvere strutturalmente il problema. La difesa dei confini dalle orde africane ed asiatiche è un compito che la Grecia, così come la Spagna e l’Italia, deve condurre sulla base dell’accordo tra i Paesi Schengen. L’assenza di un piano a lungo termine ha spinto il governo greco ad ipotizzare questo tipo di risoluzione, seppure limitata e discriminante. I commenti giunti da Bruxelles non sono stati lusinghieri: ergere un muro sarebbe un gesto vergognoso che non comporta l’estinzione dei flussi di irregolari verso l’Europa. A detta dei greci l’atteggiamento dell’Unione Europea è ambiguo: si intima rigidità nella gestione dei confini marittimi e terrestri per poi bacchettare gli Stati che operano i respingimenti e innalzano barriere. Non si tratta di casi isolati, purtroppo: nell’enclave spagnola di Ceuta, situata nel nord del Marocco, Aznar ha fatto costruire una barriera metallica lungo i 9,7 km di confine; tra India e Bangladesh un’imponente muraglia di acciaio si staglia per 4.000 km; il muro di cemento in Cisgiordania separa palestinesi e israeliani e sono ben note le pressioni per un nuovo muro ai confini con l’Egitto, per bloccare il passaggio degli irregolari verso lo Stato ebraico. Muri e recinti stanno lì a rappresentare il mondo da cui i migranti sono tenuti alla larga ad ogni costo. Ma quegli stessi muri limitano il nostro sguardo sul futuro: che tipo di società e quale modello di convivenza civile stiamo progettando per il domani?

~ di aripo su gennaio 11, 2011.

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