Gheddafi e le donne
Dopo quarant’anni la “Guida della grande rivoluzione della Grande Jamahiriyya (Stato delle masse) popolare e socialista”, per dirla breve, il “fratello guida” Muammar Gheddafi, è tornato in Italia. Una visita che il giornale libico Al-Gamahiriyya ha salutato come “storica”, in quanto ha inaugurato “un’epoca nuova fondata sull’amicizia tra Libia e Italia”, che in un certo senso “chiude la ferita sanguinante che il colonialismo italiano aprì nel popolo libico anni addietro”.
Il leader libico dopo il colpo di Stato e la deposizione del re Idris nel 1969, non aveva mai compiuto una visita ufficiale nel nostro Paese, e anzi il quotidiano libico sopra citato qualche tempo fa sosteneva che fosse “più facile che Gheddafi un viaggio su Saturno piuttosto che a Roma”. Le bizzarrie del presidente Gheddafi non sono certo una novità, ma dalla discesa dall’aereo alla sua partenza, lo spettacolo a cui il popolo italiano ha assistito perlomeno delle perplessità le ha suscitate. Certamente un quarto delle importazioni italiane di petrolio dipendono dalla Libia, ed è indubbio che il passato coloniale – disseminatore di espropri di terreni, confische di beni, repressione e sfruttamento della popolazione locale, deportazioni e condanne a morte -, abbia lasciato ampi strascichi. Eppure la prosopopea che ha distinto i discorsi e accompagnato ogni passo del raìs non sembra giustificabile.
In particolare, mi riferisco all’incontro con una platea di donne tenutosi all’Auditorium del Parco della Musica il 12 giugno. Forte della propria convinzione di essere “emancipatore delle donne”, Gheddafi ha citato due nomi su tutti che hanno contribuito alla grandezza culturale dell’Italia: Matilde Serao e Claudia Cardinale. Interagendo con un pubblico mormorante, ha suggerito la lettura delle opere della giornalista e narratrice napoletana, arrivando a provocare le presenti come segue: “Cercatela e leggetela (“Una fioraia”, racconto del 1883, n.d.a.). Se non ce l’avete vi mando il libro”. Parole che lasciano interdetto anche chi si è apprestato all’ascolto con animo aperto e pacifico. In contrasto con i toni ironici impiegati (“Conoscete Claudia Cardinale?”), il leader libico ha sostenuto la necessità di un cambiamento culturale e sociale del ruolo della donna, considerata mero “pezzo di mobilio” nel mondo arabo-islamico: “C’è bisogno di una rivoluzione femminile, non dobbiamo sopraffarla e commettere ingiustizie contro di lei, deve avere gli stessi diritti dell’uomo. Senza la donna, la società cammina su una gamba sola e invece deve camminare su due gambe”. Parole su cui è impossibile non essere d’accordo, anche se resta opinabile l’etica del personaggio che le ha pronunciate. Gheddafi è l’autore del Libro Verde, edito nel 1975, in cui delinea la propria concezione di democrazia diretta e di società. Nella terza parte, consacrata ai Fondamenti sociali dello Stato, il raìs dedica un paragrafo alla donna. Una fedele traduzione di alcuni passaggi del testo chiarirà al lettore il perché delle perplessità sulla reale volontà di cambiamento ispirata da Gheddafi nei suoi discorsi e nelle sue generose proposte di aiuto avanzate ai francesi per l’emancipazione della donna europea!
“La donna è un essere umano, l’uomo è un essere umano; fin qui non vi è alcun punto di divergenza. Di conseguenza l’uomo e la donna sono uguali…
La donna mangia e beve come l’uomo… La donna ama e odia come l’uomo… La donna pensa apprende e capisce come l’uomo… Come l’uomo, la donna ha bisogno di un tetto, di abiti e mezzi di trasporto… Come l’uomo sente fame e sete… Come lui, la donna vive e muore. L’esistenza dell’uomo e della donna, e non unicamente dell’uomo o unicamente della donna, deve allora rispondere a una necessità naturale…
Ne consegue che nessuno dei due è identico all’altro e che l’esistenza di una differenza naturale tra uomo e donna è dimostrata dal fatto stesso che siano stati creati entrambi. (sostanzialmente segue l’elenco delle diversità “naturali”: la donna è diversa perché ha il ciclo mestruale, perché resta incinta, da alla luce i figli e li cresce)…
La rinuncia del ruolo naturale della maternità da parte della donna, così come l’affidare i bambini al nido, significa già rinunciare alla società umana e trasformarla in una società biologica basata sulla vita industriale.
Separare i bambini dalle madri e portarli al nido equivale ad assimilarli a dei pulcini, perché i nidi sono come allevamenti di volatili che ospitano i pulcini non appena si è schiuso l’uovo…
La donna che ha bisogno di un lavoro che le impedisce di svolgere il suo ruolo naturale non è libera, ma è costretta dalla necessità, e la necessità costituisce un freno alla libertà.
Rivendicare la parità tra uomo e donna nel trasporto di carichi pesanti, quando la donna è incinta, è ingiusto e crudele.
Rivendicare l’uguaglianza tra loro in occasione del digiuno (durante il mese di Ramadan sacro ai musulmani, n.d.a.) se la donna è incinta o sta allattando, è altrettanto ingiusto e crudele.
Rivendicare l’uguaglianza tra loro per i lavori infimi che ne corrompono la bellezza e ne degradano la femminilità, è ancora ingiusto e crudele…
La costituzione fisica, naturalmente differente tra uomo e donna, implica delle differenze nel funzionamento dei loro organi e conduce a una naturale differenza fisiologica tra loro, che si traduce in diversità di mentalità, spirito, sensibilità. La donna è affettuosa, bella, emotiva e paurosa. In breve, la donna è dolce e l’uomo brutale, e questo in virtù di loro innate caratteristiche.
Ignorare le differenze naturali tra uomo e donna significa confondere i loro ruoli, procede da un’attitudine contraria alla civiltà, ostile alle leggi di natura, nefasta per la vita umana e causa di miserie nella vita sociale”.
Certamente Gheddafi riterrà per una donna più femminile e “naturale”, – nonché più dinamico (in riferimento alle suppellettili!) -, il ruolo di guardia del corpo, dal momento che è circondato da ben quaranta vergini in uniforme, ben truccate e, si vocifera, agghindate con accessori Gucci! E che onore essere parte di un corpo militare così importante creato appositamente perché le donne, in fondo, sono “naturalmente” meno pericolose e ribelli dei pretoriani uomini, no?!
Fa inorridire l’apparato teorico di strumentalizzazione dei diritti della donna e di gentile aiuto all’emancipazione proveniente da personaggi eticamente corrotti e che legano alla propria insana vanità le sorti di popoli interi. Voltiamo pagina.
Arianna

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