Monumenti aperti…all’aperto!
I giornali, all’indomani della due giorni culturale di “Monumenti aperti”, hanno parlato di 100.000 visitatori che si sono avvicendati tra palazzi storici, chiese e percorsi museali cagliaritani tra sabato 3 e domenica 4 maggio. Un successo anche per questa tredicesima edizione, baciata dal sole e premiata dalla massiccia affluenza di turisti. Gli itinerari naturalistici non sono risultati tra le mete preferite, tra cui spiccano invece la Galleria municipale d’arte e la Casa massonica di piazza Indipendenza, ma forse proprio per questo chi ha scelto di visitare la Sella del Diavolo, il colle di Sant’Ignazio o il parco di Molentargius ha avuto la fortuna di godere indisturbato di immensi spazi verdi e di un tiepido sole, avendo l’opportunità di arricchire la benefica passeggiata all’aria aperta di valide informazioni storico-culturali su questi luoghi simbolo della città di Cagliari.
Uno su tutti il Parco regionale di Molentargius (in sardo “asinaio”, legato al fatto che gli asini erano impiegati per il trasporto del sale) e l’annessa zona delle Saline, che offrono oltre mille ettari di spettacolo naturalistico: zona umida più vasta dell’isola e di rilevanza internazionale, il Parco comprende distese d’acqua dolce e salata sfruttate per l’estrazione del sale sin da epoca punica fino al 1985 (l’espansione urbana e l’inquinamento hanno determinato la chiusura degli impianti), e ospita oltre duecento specie di uccelli e la tipica vegetazione palustre. Lo sguardo spazia all’orizzonte incontrando il litorale del Poetto, in una cornice silenziosa e rilassante.
Ideale approfittare di un’escursione in bicicletta (vi è un apposito noleggio) circondati da fenicotteri rosa e fiori di campo, cercando di immaginare le macchine industriali e i canali in funzione È nel Settecento che l’attività estrattiva prese piede, a seguito della forte richiesta di sale dei Paesi del Nord Europa.
Le saline marittime costituiscono l’attività industriale dai più bassi costi di produzione: sole, vento e mare sono gli elementi di base, a cui si deve aggiungere la manodopera. Per la raccolta di centomila tonnellate di sale occorreva il lavoro di mille uomini. Se si pensa alla canicola della seconda metà d’agosto, periodo in cui il sale veniva estratto, si capisce la fatica degli operai del sale, costretti a frantumare gli agglomerati di sale a colpi di zappa e a caricare i sacchi sulle spalle. Molti morivano e la necessità di non diminuire la produzione portò all’utilizzo dei carcerati come forza lavoro coatta.
Nei pressi degli impianti d’estrazione nacque negli anni 1920-1930, la “città del sale” ispirata alla tradizione inglese della città-giardino, formata dai capannoni industriali (laboratori chimici e magazzini), dalle abitazioni degli operai e degli impiegati, dal dopolavoro (trasformato oggi nel teatro Le Saline) e dalla piccola chiesa del Santissimo Nome di Maria. Tutte le strutture sono costruite in mattoni rossi, in stile liberty, e conferiscono un aspetto particolarissimo all’area. Un Parco cittadino da vivere tutti i giorni per fare sport e passeggiate, e soprattutto aperto tutto l’anno, a differenza di alcuni monumenti abbandonati alla polvere per 363 giorni e riaperti eccezionalmente in occasione di questa manifestazione il cui nome, e in primis il suo fine, dovrebbe mutare in “Monumenti aperti tutto l’anno”!


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