Fino all’anno scorso la Tunisia in questa data sarebbe stata in festa, per così dire. Il 7 novembre, infatti, ha rappresentato una data cara alla cabala politica di Ben Ali, data simbolo del cosiddetto “changement”, il cambiamento. Fu il 7 novembre 1987, ben 24 anni fa, che si compì il colpo di stato medico, così definito perché il padre della patria Habib Bourguiba fu destituito dal giudizio insindacabile di una troupe di medici che lo dichiararono mentalmente inabile, pertanto inadatto a proseguire il mandato presidenziale. Al potere salì il suo delfino Zine Ben Abidin Ben Ali, allora Primo Ministro del governo, sostenuto da Algeria, Libia, e… Italia!
I gruppi islamisti all’epoca impensierivano un governo debole e Bourguiba non sembrava più in grado di far fronte ad eventuali destabilizzazioni sociali. Occorreva il pugno duro, così Ben Ali mise fuori legge il partito islamico En-nahda, e perseguì i suoi seguaci, tra cui il redivivo Ghannouchi, esiliato nel 1990 e rientrato trionfante a seguito dei tumulti di gennaio: inverno arabo, più che primavera! Proprio Rached Ghannouchi si è aggiudicato le prime elezioni libere del dopo Ben Ali, svoltesi il 23 ottobre. Il suo partito ha vinto in tutte e trentatré le circoscrizioni del Paese, e occuperà 90 seggi sui 217 totali. La storia talvolta gioca brutti scherzi e propone dei rimpasti, lascia presagire sciagure, fa passare per cambiamento un déjà vu politico fallimentare in continuità con il sistema precedente.
Così è stato per il Cambiamento di Ben Ali. Fu abolita la presidenza a vita, atto meritevole, e furono al suo posto previsti tre mandati presidenziali consecutivi. Peccato che in vista delle elezioni del 2005, il sempreverde Zine impose un nuovo emendamento costituzionale che elevava a quattro i mandati del presidente della Repubblica, con l’evidente fine di ricandidarsi una quarta volta, ancora una volta certo dell’elezione, ancora una volta senza seri rivali e portando a casa uno score bulgaro! Per non parlare dell’età massima per poter divenire Presidente: fissata nel 1988 a 65 anni, e anch’essa cambiata su misura dal padr…one della Tunisia. Forse questi aspetti del Cambiamento andavano evidenziati un po’ prima di questo inizio d’anno drammatico per il Paese. La kleptocrazia è stata smascherata. Gli increduli capiscano che il paradiso turistico era un inferno per i suoi abitanti e che la democrazia è una scuola quotidiana, non un contenitore vuoto. Così fa paura il futuro, ci si interroga sulla capacità di autodeterminare il proprio futuro di una popolazione non educata a farlo. Ci si chiede che fine ha fatto il fuggiasco Ben Ali. Forse si è sollevati all’idea che immagini come quella di Al Qadhafi nella morsa dei suoi assassini non abbiano riguardato anche il leader tunisino. Perlomeno abbiamo evitato che la barbarie occupasse gli schermi dei nostri televisori e si insinuasse senza resistenze particolari nelle nostre menti avvezze oramai alla familiarità con violenza guerra e morte.
Nel tumulto degli eventi storici succedutisi, resta da ritagliarsi uno spazio di riflessione, intimo e silenzioso. Non so se avremmo preferito, come è d’uso in certi paesi rivieraschi, vedere un documentario sui pesci degli abissi o sui serpenti d’acqua al posto del seppur cruento assassinio del qa’id libico. Forse c’è un limite di cui si sono perse le coordinate, un limite che tollererebbe che la nostra tv ogni tanto si trasformi in acquario, e non in piazza medievale gremita per assistere ad una pubblica e macabra scena di morte.
Arianna Obinu






